La rendicontazione sociale sembra vivere una contraddizione tra due esigenze tra loro non sempre conciliabili.
Da un lato, infatti, è opportuno che l'azienda interpreti e "personalizzi" il proprio Bilancio sociale, senza sentirsi in obbligo di rispondere pedissequamente a uno standard; chè, in tal caso, la rendicontazione si tradurrebbe in un rigido e asettico formalismo.
D'altro canto, sarebbe di estremo interesse per l'azienda stessa, ma anche per policy maker e addetti ai lavori, avere elementi di confronto per comprendere il proprio posizionamento e disporre di dati macro sul fenomeno CSR.Insomma occorrerebbe trovare una sintesi tra personalizzazione e standardizzazione.
ISTAT e CSR Manager Network propongono un lavoro congiunto contenente un set di 10 indicatori che - se adottati dalla generalità delle imprese - potrebbero consentire la misurazione e la comparazione delle loro performance ambientali, sociali e di governance. Sono indicatori individuati nell'ambito delle guidelines GRI; qui sotto li riportiamo.
I 10 indicatori (tra parentesi le sigle GRI):
> Valore economico diretto generato e distribuito (indicatore EC1);
> Consumo diretto di energia (indicatore EN3);
> Spese e investimenti per tutelare l’ambiente (indicatore EN30);
> Emissioni totali dirette e indirette di gas ad effetto serra (indicatore EN16);
> Composizione dei dipendenti (indicatore LA1);
> Turnover del personale (indicatore LA2);
> Ore medie di formazione annue per dipendente (indicatore LA10);
> Rapporto dello stipendio base di uomini e donne (indicatore LA14);
> Tasso di rientro post-maternità (indicatore LA15);
> Numero di violazioni per discriminazione (indicatore HR4).
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