martedì 21 maggio 2013

L'importanza di coinvolgere gli stakeholder

Il dialogo con gli stakeholder e il loro coinvolgimento rappresentano temi prioritari per le organizzazioni e le imprese, ancorché  non sempre adeguatamente praticati. Brunswick Group, società di consulenza che si occupa di comunicazione aziendale, ha condotto un sondaggio on-line su 130 professionisti europei di alto livello della comunicazione per capire le loro opinioni su questa materia.
I risultati sono confluiti in un rapporto dal titolo “'Il futuro dello stakeholder engagement”, i cui principali elementi sono:
  • l’82% degli intervistati considera il coinvolgimento degli stakeholder importante per il successo della propria organizzazione;
  • la portata delle attività di stakeholder engagement dovrebbe aumentare  enormemente nei prossimi cinque anni, anche se circa i due terzi dei comunicatori (68%) si sentono sopraffatti dalla necessità di tempo e risorse per svolgere in modo corretto il coinvolgimento;
  • la mancanza di comprensione è il più grande ostacolo interno per la creazione di programmi di coinvolgimento;
  • nella maggior parte delle organizzazioni dove viene messo in pratica, il coinvolgimento è mirato a una specifica finalità (79%) piuttosto che essere inserito nel percorso di pianificazione strategica;
    meno di un terzo (29%) utilizza KPI specifici per misurare il successo dell’engagement;
  • attualmente si registra una più marcata propensione a impegnarsi con stakeholder “tradizionali” (ad esempio, dipendenti, fornitori, partner commerciali, clienti, soci) piuttosto che con altri soggetti potenzialmente interessati (ONG, gruppi di consumatori, gruppi di interesse), ciò probabilmente perché  l'impegno verso questi ultimi viene percepito come apportatore di possibili rischi, il più grande dei quali è l’eventualità di non soddisfare le aspettative (secondo il 60% degli intervistatati).
Fonte: http://www.csrinternational.org/Stakeholder-Engagement-Report

lunedì 6 maggio 2013

Un nucleo di indicatori per il benchmarking

La rendicontazione sociale sembra vivere una contraddizione tra due esigenze tra loro non sempre conciliabili. Da un lato, infatti, è opportuno che l'azienda interpreti e "personalizzi" il proprio Bilancio sociale, senza sentirsi in obbligo di rispondere pedissequamente a uno standard; chè, in tal caso, la rendicontazione si tradurrebbe in un rigido e asettico formalismo. D'altro canto, sarebbe di estremo interesse per l'azienda stessa, ma anche per policy maker e addetti ai lavori, avere elementi di confronto per comprendere il proprio posizionamento e disporre di dati macro sul fenomeno CSR.
Insomma occorrerebbe trovare una sintesi tra personalizzazione e standardizzazione.

ISTAT e CSR Manager Network propongono un lavoro congiunto contenente un set di 10 indicatori che - se adottati dalla generalità delle imprese - potrebbero consentire la misurazione e la comparazione delle loro performance ambientali, sociali e di governance. Sono indicatori individuati nell'ambito delle guidelines GRI; qui sotto li riportiamo.

I 10 indicatori (tra parentesi le sigle GRI):
> Valore economico diretto generato e distribuito (indicatore EC1);
> Consumo diretto di energia (indicatore EN3);
> Spese e investimenti per tutelare l’ambiente (indicatore EN30);
> Emissioni totali dirette e indirette di gas ad effetto serra (indicatore EN16);
> Composizione dei dipendenti (indicatore LA1);
> Turnover del personale (indicatore LA2);
> Ore medie di formazione annue per dipendente (indicatore LA10);
> Rapporto dello stipendio base di uomini e donne (indicatore LA14);
> Tasso di rientro post-maternità (indicatore LA15);
> Numero di violazioni per discriminazione (indicatore HR4).

martedì 30 aprile 2013

Primi elaborati, primi riscontri

Dalle prime elaborazioni e dai contenuti finora prodotti traiamo alcuni spunti per condividerli e renderli patrimonio comune di tutto il gruppo di lavoro. Innanzitutto occorre trovare il giusto equilibrio nell’impostazione espositiva: non si dia mai per scontato che il lettore conosca già l’azienda (è anche per questo che si fa un Bilancio sociale, per farsi conoscere all’esterno). Dunque è opportuno spiegare adeguatamente gli aspetti principali che contribuiscono a fornire elementi conoscitivi sull’azienda. Apprezzabile è un linguaggio piuttosto sintetico, pur senza cadere nell’eccesso opposto. Per meglio rappresentare i contenuti e dare un andamento più “dinamico” al documento usate – laddove possibile – schemi, box, tabelle e grafici. A volte, convertire una pagina di testo in uno schema o in un grafico favorisce molto la fruizione da parte del lettore. Infine, un consiglio pratico: utilizzate, se possibile, il format di documento proposto. Là trovate tutta una serie di indicazioni dal punto di vista dei contenuti. E inoltre, qualora alla fine del progetto non doveste provvedere a un'impaginazione grafico-editoriale del Bilancio sociale, disporrete almeno di un'impaginazione più fruibile e meno da "documento di lavoro".

giovedì 11 aprile 2013

Insieme si può, Bilancio sociale

Insieme Si Può è una Cooperativa di tipo “A”, la cui sede principale è a Treviso, ma con articolazioni territoriali a Conegliano (sede operativa), Vittorio Veneto e Susegana.

L’essenza della mission di Insieme Si Può è sintetizzata nel suo motto: FARE BENE IL BENE

Nata nel 1983 da un gruppo di persone provenienti da movimenti cattolici e sensibili alle questioni sociali e del lavoro, Insieme Si Può è presente nel territorio della provincia di Treviso e delle province limitrofe con oltre 250 cantieri di lavoro e mantiene rapporti con circa 150 committenti privati e pubblici (Comuni, Aziende ULSS, Regione Veneto, Ministero del Lavoro, Enti locali, ecc.), oltre a vantare una estesa e capillare rete di partenariati.

Giunta alla soglia dei 30 anni di vita, interamente dedicati alla realizzazione di attività con fortevalenza sociale e riguardanti principalmente la Persona in tutte le fasce di età e situazioni di vita, la cooperativa ha deciso di procedere all'elaborazione del suo primo Bilancio sociale. Un Bilancio “dal volto umano”, nel quale trovino spazio e cittadinanza ciò che le pure cifre non possono esprimere: valori e contenuti.

Qui sotto l'intervento della fondatrice, Rina Biz, che spiega le motivazioni e i benefici di questo percorso.


giovedì 7 marzo 2013

Il modello GBS

Il GBS (Gruppo di studio per la statuizione dei principi di redazione del Bilancio sociale), formato da studiosi e professionisti provenienti dal mondo accademico e della consulenza, è sorto nel 1998 con l’obiettivo di offrire una guida sulle finalità e sulle procedure di formazione del Bilancio sociale. Ha presentato nel 2001 lo standard generale per la redazione del Bilancio sociale.
La proposta del Gruppo, intesa di generale applicabilità a tutte le aziende, si pone in sintonia con i principi di AA1000 e della GRI, pur presentando alcuni caratteri distintivi.
Il gruppo ha definito un modello di rendicontazione particolarmente ampio, nel quale vengono presi in considerazione i molteplici effetti connessi al comportamento dell’azienda.
La denominazione di Bilancio sociale per il documento che raccoglie questo tipo di informazioni è stata scelta con l’intento di sottolineare la funzione di periodico rendiconto che gli è propria, nonché il forte collegamento che esso deve mantenere con i dati contabili riportati nel Bilancio di esercizio, dei quali rappresenta l’integrazione e il completamento.
Mentre lo standard AA1000 fornisce una guida per il processo di rendicontazione, ma non indica quale deve essere il contenuto specifico del documento, il GBS si contraddistingue per lo sforzo di definire la struttura e il contenuto minimo del Bilancio sociale, quale presupposto per la validità del documento e per la comparabilità spaziale e temporale delle informazioni che esso contiene.
Il GBS, nell'indicare dei contenuti minimi, lascia comunque spazio all’aggiunta di informazioni facoltative a discrezione delle aziende. Alla scelta del contenuto minimo, che è garanzia di completezza del Bilancio, si è aggiunta quella della sua struttura, che è rivolta a tutelare l’uniformità nella presentazione delle informazioni. Il modello proposto prevede una struttura articolata in 3 parti:
1)    identità aziendale;
2)    produzione e distribuzione del valore aggiunto;
3)    relazione sociale.
Le 3 parti sono tutte obbligatorie. La prima fa riferimento all’insieme di condizioni che si riflettono sul modo di essere dell’azienda: scelta degli obiettivi, modalità di realizzazione, rapporto con gli stakeholder. Gli elementi che definiscono l’identità aziendale sono: l’assetto istituzionale, i valori di riferimento, la missione, le strategie e le politiche.
La sezione dedicata al calcolo e alla distribuzione del valore aggiunto serve per ancorare il Bilancio sociale ai dati contabili, i quali hanno una loro autonoma valenza sociale che non traspare dal Bilancio di esercizio e che deve essere comunque esplicitata.
Infine, la terza parte è destinata alla descrizione dei risultati connessi all’attività aziendale. Gli stakeholder che vengono presi in considerazione dal modello sono: personale, soci, finanziatori, clienti, utenti, fornitori, PA, collettività. Quest’ultima categoria comprende, tra l’altro, gli interessi di natura sociale e ambientale. Per ciascun gruppo di stakeholder il Bilancio deve, quindi, riferire in ordine alle politiche intraprese e ai risultati attesi, al grado di soddisfazione rilevato rispetto alle aspettative, alle modalità di comunicazione e al livello di conflitto.

Link: http://www.gruppobilanciosociale.org/

Lo standard AA1000

AA1000 (AccountAbility 1000) è uno standard di adesione volontaria elaborato a partire dal 1999 dall’International Council of the Institute of Social and Ethical AccountAbility (ISEA), formato da imprese, ONG, università e società di consulenza. Esso si pone come obiettivo il “miglioramento della responsabilità e della performance delle organizzazioni” e focalizza l’attenzione sulla qualità dell’impegno etico e sociale verso i vari interlocutori aziendali.
L’AA1000 individua analiticamente le fasi del processo di implementazione di un sistema di social accounting and reporting all’interno dell’azienda, dettando una serie di principi guida da osservare. Il processo si articola in 5 fasi fondamentali:
  • pianificazione (planning);
  • rilevazione (accounting);
  • verifica delle informazioni e comunicazione (auditing and reporting);
  • integrazione nel più ampio sistema di gestione (embedding);
  • coinvolgimento degli stakeholder (engagement).
Principio ispiratore del modello è il concetto di accountability, ossia la capacità dell’azienda di spiegare le azioni di cui è responsabile verso gli stakeholder. Mediante il dialogo con gli stakeholder, s'intende indirizzare l’azienda verso il recepimento delle loro attese, in modo da integrare in un unico e coerente modello gestionale le azioni in campo sociale, ambientale ed economico.
La struttura della norma si regge sull’approccio "contrattualista", ossia prevede per ogni gruppo di stakeholder l’identificazione delle questioni più rilevanti nelle sue relazioni con l’impresa. Una volta definiti tali aspetti, si individuano gli indicatori più idonei per esprimere i risultati raggiunti in relazione alla questione corrispondente. Il modello dà, quindi, risalto alle modalità di coinvolgimento degli stakeholder quale momento centrale della definizione dei contenuti stessi della responsabilità etico-sociale d’impresa. Ciò presuppone l’inclusione di tutti gli stakeholder nelle varie fasi del processo.
I principi enunciati dallo standard sono, in sintesi, i seguenti:
  • completezza, rilevanza, regolarità e tempestività con riferimento allo scopo e alla natura del processo;
  • verifica esterna da parte di terzi indipendenti, accessibilità e qualità dell’informazione (in termini di comparabilità, verificabilità, comprensibilità, utilità) con riferimento alla significatività dell’informazione;
  • integrazione nei sistemi di gestione e miglioramento continuo in una prospettiva dinamica.
Trattandosi di uno standard di processo, l’AA1000 non perviene a una definizione del contenuto del reporting sociale; non detta, infatti, indicazioni circa la definizione della struttura del modello di rendicontazione sociale, né circa le informazioni minime che esso deve riportare, consentendo, anzi, la più ampia personalizzazione degli strumenti a opera della singola azienda.
L’attuale AA1000 AccountAbility Principles Standard è il risultato del processo di consultazione e revisione avvenuto nel 2008. La nuova versione comprende tre principi: il principio fondante dell’inclusività e i principi di materialità e rispondenza. La completezza non è più compresa, ma rimane comunque un principio chiave nei processi di assurance della sostenibilità, dal momento che si riferisce al grado di applicazione degli altri tre principi.

Link: http://www.accountability.org/

Linee guida e standard di rendicontazione sociale

La rendicontazione sociale è innanzitutto un’opzione etica, una decisione volontaria di rendere conto ai propri stakeholder. Per ciò stesso, non esistono indicazioni vincolanti dal punto sulle modalità di realizzazione e sui contenuti del Bilancio sociale. Esistono al contrario dei riferimenti metododologici, che raccolgono in maniera sistematica insiemi di principi e “norme” e propongono uno specifico approccio.
  • GRI
  • GBS
  • AA1000
  • SA8000

Lo stato della comunicazione della CSR on-line

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